La scoperta del vetro e l'arte vetraria

La scoperta del vetro e l'arte vetraria

In base alle testimonianze dello storico romano Plinio, la scoperta del vetro si fa risalire all'Età del Ferro (500 a.C. ca.), quando alcuni mercanti di natron (carbonato di sodio), sbarcati su una spiaggia della Fenicia, utilizzarono per sostenere la loro caldaia un liquido trasparente: il vetro.
In realtà il vetro era già noto fin dal IV millennio a.C. Le più antiche vetrerie di cui si traccia sono infatti egizie, e l'Egitto fu per lungo tempo il massimo produttore di vetro. L'arte del vetro fu poi perfezionata in Fenicia verso il 750 a.C. In epoca più recente, i maestri vetrai della Siria elaborarono un modo di produrre oggetti in vetro che si impose e rimase invariato fino al XIX secolo e che è usato tuttora per le vetrerie d'arte: la soffiatura. Mediante lunghe canne di ferro i vetrai prelevano la massa fusa nel forno (la miscela per l'elaborazione viene fusa a 1200–1500 °C e poi lasciata raffreddare a 800 °C.), soffiano nel tubo ruotando fra le mani la canna e aiutandosi con abili colpetti delle mani danno vita agli oggetti in vetro. Durante il periodo bizantino le applicazioni del vetro si moltiplicarono: si cominciò a usarlo per le tessere dei mosaici e le vetrate di chiese, come elemento decorativo delle parati. L'arte vetraria raggiunse il più alto grado di perfezione nel XIII secolo a Murano, un'isola della laguna veneta, con la produzione di oggetti colorati smaltati a caldo, tecnica che fu sostituita, nel XVI secolo, dalla pittura a smalto freddo.